33 | La lettera che muore. La «letteratura» nel reticolo mediale

1997-2005

29

Edizione:
Roma, Meltemi, 2005.


Indice


Introduzione. L’empietà dei diacritici.
Perché il concetto di «letteratura» non copre che una minima parte dei congegni nati dall’«arte del discorso» (Parry-Lord, Zumthor, Havelock, Ong, Foucault).

1. Il sortilegio orale.
Dalla «cultura orale» alla «civiltà della scrittura». Platone e il papiro. La riscoperta dell’oralità nell’epoca dei media elettrici (Zumthor, McLuhan, Havelock, Lévi-Strauss, Mayr, Goody-Watt).

2. Motori: dal verbo al metro.
Il linguaggio come medium (Jousse, Mayr, Edelman). La trance della «cultura orale» e i procedimenti meccanici di lettura nel mondo antico (Svenbro, Havelock).

3. La lettera che muore.
L’interfaccia epistola/auditorium, ovvero: Paolo di Tarso, un guastatore mediale. Il reticolo mediale dell’Impero. Una setta di fuorilegge contro il «niente tace».

4. Auditoria, spartiti, specchi.
In principio era il racconto (narrazioni evangeliche e romanzo ellenistico). La diffusione del codex e il vangelo tetramorfo. La manducazione della parola (Jousse). La rivoluzione «scolastica».

5. Letteratura da camera.
La nascita dell’età della carta. Una letteratura nata per l’esecuzione domestica: il Decameron. Galeotto fu il medium. Fra cultura orale e civiltà del libro.

6. La macchina di spropositi.
La civiltà del libro e la «cultura tipografica». Fenomeni di immersione: la fine del soprannaturale e la nascita dell’immaginario. Don Chisciotte. La «camera» con cui inquadrare il mondo.

7. Un viaggio sedimentale.
La fase «periodica» della «cultura tipografica». Una comunità di interconnessi: il magazine. Il metodo «deprogressivo» del Tristram Shandy. La «storiografia espressionista».

8. Topoi di biblioteca.
Dalla Leserevolution alla «intellettualità diffusa». Il flux de connerie. La lettera che veste: design e «sistema della moda» (Bovary). Gli automi della lettera: Bouvard et Pécuchet e Saint Antoine.

9. Eurecchiopei al crepsuscolo.
La lingua elettrica: dallo Ulysses al Finnegans Wake. Il flusso di percezioni e la presa di coscienza. Una «radiooscillating epiepistle» nella guerra delle onde.

10. Dove guarda il grammofono?
La «voce-che-dice-io» dei media elettrici e l’animale domestico. L’ipertrofia dell’io lirico. Come fare la «voce grossa». Il soggetto risonante.

11. Congegni fonografici.
La «voce-che-giunge-nel-buio» e la lingua radiofonata (l’ultimo Beckett). La lingua che schizza via dalla carta (Under Milk Wood). L’immedesimazione mediale. Oltre il libro.

12. Come rimanere rimasti.
Che tipo di «letteratura» può «sopravvivere»? L’ordigno nel pacco e il sandwich. Un esemplare artista di merda (Philip K. Dick).

Bibliografia.


Quarta di copertina



Il concetto di «letteratura», emerso con la diffusione della carta e la successiva rivoluzione tipografica, e pienamente affermato con l’esplosione della stampa periodica, ricopre a malapena un fenomeno essenzialmente linguistico ben più complesso, l’«arte del discorso», che ha attraversato nel corso del tempo una varietà di supporti, modificandosi a ogni nuova incarnazione mediale e rileggendo ogni volta genealogicamente (vale a dire assorbendo e attualizzando) le sue forme precedenti. Lo scopo di questo saggio è dunque quello di riattraversare gl’intrecci di media con cui nel corso del tempo l’«arte del discorso» ha ricoperto la scena del mondo. Perché riorganizzare ad arte delle parole di una lingua (anzi, riorganizzare ad arte una qualsiasi porzione di mondo) non è mai un procedimento neutro. I segni sono sempre legami, e leggi, anche quando parrebbero essere messi insieme così, per dilettare: ricoprono i corpi e stanno fra i corpi, e il modo in cui i loro reticoli ricoprono e stanno fra determina la vita stessa di ciascuno di noi.


Conversazione con Francesca Magini su La lettera che muore (2005)
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